sabato 19 aprile 2008

Fame nel mondo - Regala un giorno di paradiso

Febbraio 2008 - "Questa è la terra dell’ottava armonia dell’arcobaleno: il Nero. E’ il lato oscuro della luna, portato alla luce". Così il poeta Gebre-Medin immagina la sua terra, l’Etiopia. E così ci piace immaginare la cittadina di Adwa, nella regione degli altopiani del Tigray, al confine con l'Eritrea: uno spicchio di una luna oscura illuminato da un sogno. Un sogno grande come quello dei volontari della fondazione "James non morirà", promotori del progetto di "Multisolidarietà" che ha reso possibile la costruzione del "Villaggio del bambino" e del Centro di Emergenza, attivi dal marzo del 2005.

La Fondazione "James non morirà", per il secondo anno consecutivo, risulta al primo posto assoluto tra i soggetti esaminati da un’inchiesta condotta tra le Onlus dal Sole 24 Ore del 4 febbraio 2008, molti dei quali di rilevanza nazionale ed internazionale, avendo destinato all’attività di beneficenza il 99,5% delle somme ricevute e non avendo speso nulla nell’attività di marketing, grazie al volontariato ed all’impegno personale dei fondatori.

Il sogno che si sta trasformando in realtà vuole restituire il sorriso ai tanti, troppi bambini di Adwa vittime della fame e della miseria, bambini costantemente a rischio di morte per le più banali malattie, bambini completamente soli, orfani, che per sopravvivere sono costretti ad elemosinare e a rovistare tra i rifiuti.

Il progetto Multisolidarietà ha visto la costruzione di piccole case autonome, dotate di acqua ed elettricità, in cui vivono i piccoli orfani affidati alle cure di mamme adottive, scelte tra le donne locali, opportunamente formate e istruite.

A novembre 2005 il villaggio tra i suoi ospiti stabili contava quattro mamme e tredici bambini: due maschietti e dieci femminucce di età compresa tra pochi mesi e i 14 anni di età. La vita in questo angolo d’Africa è quella "di un piccolo paradiso" – afferma Franco Romagnoli presidente della Fondazione James non morirà – fatto di "una casa in muratura, acqua corrente, luce, cibo abbondante e vario tutti i giorni, la cena tutti insieme una volta alla settimana, la possibilità di frequentare la scuola, una mamma che ti aspetta, che ti accoglie e ti vuole bene".

Guardando al loro futuro, compiuti i 18 anni, questi ragazzi lasceranno il villaggio ma non verranno lasciati soli: la Fondazione, infatti, metterà a loro disposizione un piccolo capitale per l’avvio di un’attività artigianale. Accanto a queste molteplici attività, il villaggio si occuperà anche della gestione di un "centro di alimentazione e recupero" per la prima accoglienza di bambini gravemente denutriti.

Per consentire il funzionamento del "Villaggio" e del "Centro di Emergenza" è possibile aderire al progetto "Il paradiso non può attendere".

Con 80 euro si finanzia il funzionamento di "un giorno di paradiso" del "Centro di Emergenza" del "Villaggio dei bambini", con 160 euro due giorni, con 40 mezza giornata e così via.

(tratto dal sito www.intrage.it)